Intervista esclusiva a BridgeRap :”Non mi fido dei giornalisti, Se mi chiamasse Fedez …”

Intervista esclusiva a BridgeRap :”Non mi fido dei giornalisti, Se mi chiamasse Fedez …”

Oggi a concederci una gentile chiacchierata sul palcoscenico delle Interviste esclusive di Dentroilfatto.it , è il noto rapper Bridge, che con i suoi messaggi importanti a sfondo sociale ha conquistato l’apprezzamento di gran parte del popolo di Youtube e del Web, ma bando alle ciance e diamo voce e vita a questa nuova intervista esclusiva:

 

 

– In una delle tue tante canzoni spieghi il perché del nome Bridge, riusciresti a spiegarcelo in parole povere?

Io sono cresciuto in un quartiere periferico romano chiamato Laurentino 38, il quale è composto da alti palazzi collegati da un lato all’altro da dei ponti, infatti la zona è meglio conosciuta a Roma come “I PONTI”, ed è da lì che deriva l’origine del mio nome “BRIDGE – IL PONTE”.

– Da dove nasce la passione del Rap e l’idea di postare canzoni su Youtube?

Credo di avere avuto circa sette anni quando ho cominciato a scrivere, lo facevo per sfogo, ed anche se la forma lasciava a desiderare il contenuto era sempre molto profondo, tanto che nessuno credeva fosse farina del mio sacco.  Scrivere è sempre stata una cosa naturale, e ancor più naturale era farlo in rima, descrivendo l’esperienza di ciò che vivevo a casa, a scuola e in strada. Il Rap per me è questo: è lo sfogo di tutti i nostri sentimenti e delle nostre emozioni; è scrivere della nostra vita; è lasciare un messaggio importante, profondo e giusto; è dire la verità senza paura; in parole povere è la poesia della strada, e non intendo la strada intesa come le storie dei gangster, ma la strada della vita che noi tutti percorriamo. Questo però non significa che mi reputi un rapper, diciamo che è lo stile a cui mi accosto di più per natura. Quando decisi di iscrivermi su Youtube scelsi il nome “Bridge Rap”, ma con la parola “Rap” non intendevo rappresentare solo il genere musicale, ma anche l’abbreviazione di “Respect All People”, perché credo che il rispetto sia alla base di tutto. Le tante ingiustizie che ho visto e vissuto nella vita mi hanno reso affamato e assetato di Giustizia, è questo l’ideale che mi ha spinto a postare canzoni su Youtube.

– Qual’è il tuo rapper preferito?

Non ho rapper, cantanti, attori o personaggi famosi preferiti e non ho idoli, certo riconosco un grande talento in molti, ma il rispetto e la stima ce l’ho solo per alcuni uomini, quelli che mi hanno ispirato cambiando la storia ed il mondo con i loro esempi e sacrifici, quelli che hanno portato un po’ di luce in questa oscurità… ma purtroppo non fanno parte del mondo dello spettacolo.

– Una tua canzone dal titolo “Fibroga”, lascia intendere che non ami molto Fabri Fibra, come mai?

Parto con il dire che non odio Fabri Fibra e non lo critico neanche per aver intrapreso una carriera commerciale. Non penso sia colpa sua ne delle etichette discografiche se la musica commerciale sia il prodotto più venduto, è il pubblico che sceglie cosa va e cosa non va. Le etichette e gli artisti devono dare ciò che il cliente richiede, e se si sceglie di fare il rapper o il cantante per professione bisogna piacere ad un pubblico vasto, e se questo pubblico ama quel tipo di musica bisogna dargliela. Quindi non critico Fibra per questa scelta, anzi lo capisco benissimo: lui doveva scegliere tra fare musica non commerciale, non avendo successo e non guadagnando con il suo lavoro, e fare musica commerciale, avendo successo e un ottimo ritorno economico. E’ naturale che abbia scelto la seconda a lungo andare, però non trovo coerenti alcune sue affermazioni: se fai musica commerciale devi ammetterlo, non puoi prendere tutti i lati positivi come la noterietà ed il guadagno, e affermare che sei un anticonformista, che vai contro tutto e tutti, che i tuoi testi fanno denuncia sociale e che i tuoi messaggi sono profondi, perché se fosse così non sarebbe musica commerciale, non passerebbe in Radio ed in Tv, ne tanto meno avrebbe successo.  Ognuno è libero di fare le proprie scelte nella vita e queste vanno rispettate; io rispetto le scelte di Fibra ma non la sua incoerenza, che senza volerlo è un insulto per chi fa Rap in maniera profonda, con denunce sociali e messaggi importanti. Se io un giorno facessi canzoni commerciali e arrivassi al successo lo ammetterei, e direi esattamente ciò che ho detto ora.

– Cosa pensi del gesto di Fibra di litigare con un suo fan ad un concerto, e (a quel che si evince dal video) scendere a tirargli un pugno?

Sicuramente è un gesto da condannare, ma comprendo benissimo Fabri Fibra. Se non sbaglio però non era un suo fan ma un haters che era entrato nel concerto per insultarlo, ma ad essere onesto ho anche pensato sia stata una trovata pubblicitaria. Nel mondo dello spettacolo ogni particolare può darti più popolarità e si è sempre alla ricerca di scoop, quindi non escludo sia un’innovativa trovata pubblicitaria per far parlare di più di lui. Qui si fa presto a diventare famosi quanto a sparire dalla scena, e questo Fibra lo sa bene.

– Cosa pensi di Emis Killa?

Penso che Emis Killa riscuota molti consensi tra i giovani e che sappia vendersi molto bene; è un dato di fatto questo, come lo è per i Club Dogo, Marracash e per tutti i moltissimi rapper che sono sopra di me per popolarità. Purtroppo non mi rispecchio nelle loro canzoni, anche se ce ne è una per la quale voglio fargli i complimenti ed è “Se Il Mondo Fosse” la canzone per l’Emilia, che ho apprezzato davvero molto.

– Se domani ti chiamasse Fedez, e ti dicesse di cantare insieme una canzone, accetteresti?

Se domani mi chiamasse Fedez per collaborare gli direi di si, e scriverei il pezzo con il messaggio più profondo che abbia mai fatto finora. Lui in questo momento è molto popolare e quindi il messaggio girerebbe molto tra i giovani, visto che oggi passano tanti messaggi negativi presi per buoni solo perché fa fico.

– Bridge, che musica ascolta quando è in casa?

Ascolto tutta la musica, non m’interessa il genere, l’importante è che mi trasmetta qualcosa. Purtroppo ad oggi ascolto più la musica Internazionale che quella Italiana.  Credo che in Italia ci siano molti grandi talenti, ma a tanti non gli è stata data neanche l’opportunità di entrare nella scena, per la solita storia delle raccomandazioni. La causa di tutto questo credo sia dovuta anche ai talent, perché ora come ora fanno girare solo i prodotti usciti da questi format, bombardandoci con i loro pezzi per un breve ma intenso periodo, facendogli vincere Sanremo e infine facendoli sparire definitivamente, vengono sfruttati sul momento e dimenticati in fretta. Onestamente ascoltandoli mi sembra di sentire sempre la stessa musica e soprattutto la stessa voce, ed anche i contenuti sembrano sempre gli stessi, questa naturalmente è una mia opinione e non la verità assoluta.

– Delle tue canzoni, qual’è la tua preferita? e quale invece quella che ti piace meno ?

La mie preferite a pari merito sono “Invincible” e “La Mia Vittoria”, quelle che mi piacciono meno sono molte:“Rap Stonatissimo, Tormentone D’Amore, Non Ti Fermare, Il Fuoco Della Passione, Adrenalina, e Willwoosh”.

– C’è una canzone che non ripubblicheresti?

Si, non ripubblicherei tutte le canzoni sopra citate.

– Stai già lavorando al prossimo pezzo?

Si…

– In una delle tue canzoni, “Sarah Scazzi”, fai capire di avercela con i giornalisti sciacalli, come pensi che vada cambiata l’informazione che riguarda la cronaca nera?

Credo che i giornalisti debbano riportare le notizie senza ricamarci sopra, e a loro volta i vari programmi d’intrattenimento dovrebbero essere più sensibili in merito, perché questa è la vita reale, non un film giallo ne una puntata di qualche telefilm crime. Qui le persone soffrono e muoiono davvero e serve rispetto, ciò che loro non hanno per niente e per nessuno. Non ho paura di dire che si dovrebbero vergognare e che hanno tutto il mio disprezzo. Difficilmente seguo i telegiornali, la stampa e i media italiani, perché non ho fiducia in loro, e spesso non credo neanche ad una parola di ciò che dicono. Non sono un complottista, ma basta mettere la testa fuori dall’Italia per capire che la nostra informazione purtroppo non è altro che disinformazione.

– Da poco è uscito il tuo ultimo pezzo dal titolo “Serie A”, che lascia intendere come nonostante tutti i problemi del momento, la domenica la gente dimentica tutto per due ore per una partita di calcio, tu segui il calcio? Se si a quale squadra tieni?

Si come hai detto tu il messaggio della canzone “Serie A” è quello di far capire che noi italiani, nonostante tutti i problemi e le lamentele, ci dimentichiamo di tutto per una partita. Credo che il calcio sia la droga migliore per non far pensare questo popolo. Io amo il calcio giocato, ma odio con tutte le mie forze il calcio parlato, credo che dovremmo giocare di più a pallone e popolare di più i campetti e le strade sotto casa, piuttosto che ammazzarci l’un l’altro per quel pallone marcio, perché lo sport è nato per fermare le guerre ed unire la gente, invece oggi in Italia il calcio è una guerra che divide.

– Andiamo sul sociale, come pensi si possano combattere le continue aggressioni per strada delle quale si sente parlare ogni giorno?

Penso che la Giustizia sia morta, e servirebbe tanto poco per farla risorgere. Siamo bombardati da messaggi sbagliati che non ci fanno crescere ne diventare migliori, ma soprattutto che non ci educano ad essere giusti, perché il sistema stesso è ingiusto, che non tutela le vittime ma i carnefici.

– Oggi Bridge , politicamente dove è schierato e per quale motivo?

Ora sembrerò ripetitivo e noioso, ma sono per il partito della Giustizia e il perché credo ormai sia chiaro.

– Nelle tue canzoni si evince che sei abbastanza religioso, sbagliamo?

No non sbagliate affatto, credo profondamente e fermamente in Dio, in Gesù e nella Madonna, ma non sono un Santo naturalmente, io nella vita ho fatto, faccio e farò tanti errori. Fin da piccolo ho sempre creduto in Dio, lui mi ha sempre aiutato, c’è sempre stato quando avevo bisogno, mi ha salvato la vita, e senza di lui non sarei niente oggi. Per ogni lotta e combattimento che mi si presenta la mia forza è Dio, per ogni guerra e battaglia la mia spada è la preghiera. Oggi a dire questo ci vuole coraggio, è quasi una vergogna per molti perché equivale a dire che si crede a babbo natale. Ma infondo io sono come San Tommaso e se non vedo non credo, quindi mi sono messo alla ricerca della verità in prima persona, cercando con l’anima e studiando con la mente, ma non su internet (dove trovi tutto e il contrario di tutto). Rispetto chi non crede, ma umilmente consiglio di cercare e studiare la verità in prima persona su ogni cosa, senza ascoltare ciò che ci propinano, ma ascoltando la nostra coscienza interiore, cosa di cui abbiamo paura. Rispetto il credo degli altri comunque, l’importante è che il messaggio finale sia quello della Giustizia, della Pace e dell’Amore, perché senza questi tre ingredienti non ci sarà mai la Felicità. Spesso la gente confonde Dio con gli orrori di ieri e gli errori di oggi della chiesa cattolica, non bisogna negare ne tutelare i preti che sbagliano, specialmente su cose che rovinano la vita di bambini innocenti. Non è concepibile una storia del genere, e qui più che mai serve Giustizia senza ma e senza se. Però ci sono anche preti che valgono e che mettono a disposizione tutta la loro vita e tutto loro stessi per aiutare il prossimo migliorando questo mondo, come sembra stia facendo Papa Francesco, abolendo certi stupri come le croci d’oro e tutto il materialismo che girava nel vaticano, vaticano che piano piano spero che oltre a dare il messaggio giusto, dii anche l’esempio giusto, perché Dio non è in una croce d’oro, ma nelle anime umili che cercano di fare il bene con piccoli grandi gesti quotidiani.
Intervista a cura di Luca Di Benedetto
Ringraziamo Bridge, per la gentile intervista concessa.

Intervista concessa ai tempi a Luca Di Benedetto per dentroilfatto.it